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lavoro e diritti

creato da SilviaUltima modifica 19/12/2006 14:48

il mondo del tessile: storie di ordinario sfruttamento

 macchinacucire

bambina


Con le filiere del cotone,
i difensori dei diritti umani fondamentali
hanno spesso filo da torcere...

Dalla coltivazione delle sementi
fino alla confezione degli abiti,
passando per la filatura, la tessitura,
lo sbiancamento o la tintura...

...in tutte le fasi della filiera
i diritti dei lavoratori
sono regolarmente ignorati.



Per approfondire questo tema ti consigliamo di leggere il dossier
COTONE SULLA PELLE
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Diritti negati

Il mondo dei tessili può raccontare storie di ordinario sfruttamento di lavoratori e di risorse: un filo che unisce gli artigiani della Thailandia con le fabbriche del Sudamerica e i braccianti delle piantagioni del Mali. Mille aspetti di un’unica realtà che si muove all’interno di un sistema che pone al centro del suo interesse la questione economica, senza considerare i diritti umani e la salvaguardia dell'ambiente.

La violazione permanente dei diritti dei lavoratori, lo sfruttamento minorile, l’impedimento della libertà sindacale, l’assenza totale delle misure di sicurezza e di controllo nelle fabbriche. Questa è la realtà del commercio globale del tessile e dell’abbigliamento, cresciuto di 60 volte negli ultimi 40 anni. Le esportazioni di abbigliamento ad alta intensità di manodopera ad oggi costituiscono il 57% del totale.

Cina, Bangladesh, Turchia, India, Bulgaria, Indonesia, Romania. Paesi che in comune hanno un triste primato: i diritti più elementari dei lavoratori nell’industria dell’abbigliamento sono pressoché ignorati.



Casi estremi di sfruttamento. Ovvero la normalità


In India, la produzione di sementi ibride di cotone presenta dei costi di produzione molto elevati, di cui circa il 60% sono destinati alla manodopera.

Nel 2003-2004 nel solo Stato di Gujarat, questa produzione ha impiegato 91.000 bambini dagli 8 ai 14 anni, ossia il 31,8% del numero totale dei lavoratori del settore in questa stessa regione.

Nel Karnataka, due terzi dei lavoratori assunti in venti fattorie erano bambini dagli 8 ai 14 anni. Tra questi l’88% è costituito da bambine.

Perché questo triste privilegio per le bambine? Da una parte il salario dei bambini è più basso di quello degli adulti e dall'altro le bambine sono considerate più docili, facili da controllare, lavorano con maggior concentrazione e più a lungo. Il salario dei bambini è mediamente del 25% inferiore rispetto a quello delle donne adulte, e rappresenta circa la metà di quello degli uomini.
 

In India, come su scala planetaria, nessun’altra materia prima agricola consuma più pesticidi del cotone. Da solo, il cotone utilizza più della metà della quantità totale di pesticidi consumata in tutto il paese, mentre rappresenta circa solo il 5% della totalità delle superfici agricole.

L’esposizione diretta a queste sostanze tossiche, durante lunghe ore e senza indumenti di protezione adatti, può colpire il sistema nervoso e provocare gravi problemi di salute. Mal di testa, debolezza, convulsioni, disorientamento e problemi respiratori sono le conseguenze più frequenti. Numerosi sono i casi di malattie con decesso.

 
Sempre in India, a Vedasanthur o Tirupur, la maggioranza degli operai delle filature si vedono proibire l’esercizio dei loro diritti sindacali. Coloro che tentano di creare un sindacato o di iscriversi a uno esistente sono rapidamente licenziati quando il datore di lavoro lo viene a sapere. Questi si affretta ad avvisare tutti gli altri datori di lavoro della regione, rendendo così la ricerca di un nuovo impiego quasi impossibile.

 
In Cina, nel periodo di punta, il tempo di lavoro è spesso di 10 / 14 ore al giorno, ossia dalle due alle sei ore di straordinario al giorno, sette giorni su sette. Questo dato di fatto non rispetta la legislazione nazionale del lavoro, la quale sancisce in effetti un orario settimanale di 40 ore con un massimo di 36 ore di straordinari al mese.

Al contrario, in periodo di bassa gli operai lavorano solo in modo sporadico e sono semplicemente costretti a prendere ferie non retribuite.

 
L’11 aprile 2005 in piena notte in Bangladesh, 300 operai lavorano nello stabilimento Spectrum alla produzione di magliette, quando crolla l’edificio. Bilancio: 64 morti, un centinaio di feriti e centinaia di operai senza lavoro. Lo stabilimento produceva soprattutto per marchi europei. Questa catastrofe, una delle più grandi che abbia mai conosciuto l’industria dell’abbigliamento del Bangladesh, era prevedibile. Lo stabilimento presentava importanti lacune in materia di sicurezza. L’edificio era di nove piani mentre la licenza di costruzione ne autorizzava solo quattro. Era stato costruito su un terreno inondabile. Inoltre i macchinari del peso di 2-3 tonnellate, il cui funzionamento faceva tremare tutto l’edificio, erano posti nei piani superiori…

 
Alla Kts Textile Industries di Chittagong sono morti in 63 il 23 di febbraio del 2006,

per un incidente causato da un corto circuito; tra i morti ci sono bambine di 12, 13 e

14 anni e altre 100 persone sono rimaste gravemente ferite. Allo scoppio dell’incendio più di 1.000 persone lavoravano nello stabilimento e pare che l’entrata principale fosse intenzionalmente chiusa. Due giorni dopo, il 25 febbraio, uno stabilimento è crollato a Dhaka, a causa della attività di ristrutturazione non autorizzata degli ultimi piani; 22 lavoratori sono morti e 50 sono rimasti feriti, mentre erano impegnati in una linea di produzione. Sempre il 25 febbraio l’esplosione di un trasformatore alla Imam Gorup ha causato il ferimento di 57 lavoratori. Il 6 marzo un ennesimo incidente ha colpito la Saiem Fashions causando tre morti e circa 50 feriti.

 
Secondo una recente indagine del Bangladesh Institute for Labour Studies inoltre, nel 2005 sono morti 130 lavoratori del settore abbigliamento e 480 sono rimasti feriti.