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agricoltura e ambiente

creato da SilviaUltima modifica 19/12/2006 14:49

Il cotone è il prodotto più "sporco" al mondo. Perché?

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contadini





La coltivazione convenzionale del cotone sottopone l'ambiente a dure prove.
L'utilizzo massiccio di insetticidi nuoce non solo alla natura, ma anche ai guadagni e alla salute dei produttori di cotone.




Per far fronte a questo problema,
Monsanto propone il suo cotone Bt.

Nonostante l'entusiasmo dei suoi promotori,
il cotone Ogm non è
la soluzione miracolosa annunciata.


Esistono altre alternative, molto più durature
e rispettose della natura.


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Quando il cotone sporca

La produzione del cotone coinvolge 300 milioni di persone in decine di paesi, nella massima parte al Sud del mondo. E' tra le coltivazioni più intensive: la sua produzione ha bisogno di grandi quantità d’acqua, fertilizzanti e pesticidi.

Esigenze che danneggiano l'ambiente e mettono in difficoltà gli agricoltori, a livello di salute e a livello economico.

Il cotone è spesso coltivato in monocultura, ovvero su un solo terreno, in modo ripetuto di anno in anno. Questa pratica, oltre a mettere a repentaglio la biodiversità,  impoverisce la terra e rende necessario l’uso di fertilizzanti. Ma permette anche alle erbacce e agli insetti nocivi di riprodursi, e di sviluppare più facilmente una capacità di resistenza ai prodotti usati per eliminarli. L’agricoltore si vede così costretto ad aumentarne le quantità, instaurando un circolo vizioso.

L’uso crescente di pesticidi aumenta i costi di produzione, senza garantire un aumento pari delle entrate, soprattutto quando il prezzo dei prodotti chimici aumenta,  come accade di frequente. Prigionieri di una spirale di indebitamento, gli agricoltori non trovano spesso altri mezzi che la morte.

In questi ultimi anni, soprattutto in India e in Africa, sono stati migliaia i casi di suicidio legati ad indebitamento tra i coltivatori di cotone.

 

Il cotone transgenico Bt


Dunque, la coltivazione convenzionale del cotone nuoce.

Per far fronte a questo problema,  Monsanto - una tra le maggiori multinazionali agroalimentari- ha brevettato il cotone transgenico Bt.

Le iniziali “Bt” stanno per Bacillus thuringiensis, batteri esistenti nel terreno producono tossine nocive per gli insetti della famiglia dei lepidotteri. Attraverso manipolazioni genetiche, sono stati isolati e inseriti nei semi di cotone alcuni geni di queste tossine. Producendo quindi esso stesso i propri agenti tossici, il cotone Bt permette al coltivatore di ridurre le quantità di insetticida utilizzate.

Un vantaggio per la sua salute, i suoi guadagni e per l’ambiente ?

Questo cotone transgenico indurrebbe inoltre un aumento dei rendimenti, diminuendo i danni causati dalle popolazioni di insetti nocivi.
Un vantaggio per la salute, i guadagni e per l'ambiente?

La realtà non conferma questi supposti vantaggi.

Le tossine Bt sono nocive solo per alcuni insetti. Per gli altri, l’uso di insetticidi resta necessario: laddove gli attacchi sono i più devastanti per opera di specie resistenti al cotone Bt, la riduzione delle dosi è minima.

Se i trattamenti con gli insetticidi a “largo spettro” vengono ridotti o abbandonati per l'adozione del cotone Bt, gli insetti una volta poco nocivi, possono diventare un problema.

Qualunque siano i risultati esposti dai diversi studi, la maggior parte di questi sono d’accordo almeno su un punto: il gene Bt non trasforma il cotone in una sorta di “super pianta” dalle caratteristiche inimmaginabili.

In altri termini, il cotone Bt non garantisce rendimenti maggiori.

Nonostante l’entusiasmo dei suoi promotori, il cotone Ogm non costituisce la soluzione miracolosa annunciata. Esistono altre alternative, molto più rispettose della natura e delle popolazioni: la lotta integrata e le coltivazioni biologiche ad esempio.

Rimane inoltre un fatto di base: non sono noti gli effetti che possono causare sull'ambiente e sulla salute gli Ogm. Il principio di precauzione dovrebbe bastare a non sostenerne l'utilizzo.