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GENTE COME UNO > parte la tournée teatrale

creato da SilviaUltima modifica 02/02/2007 16:24

Parte la tournée di GENTE COME UNO, lo spettacolo che porta l'Argentina nei teatri italiani, grazie alla rete delle botteghe altromercato

gentecomeuno
parte la tournée teatrale

GENTE COME UNO

lo spettacolo che porta l'Argentina
nei teatri italiani

è un'iniziativa delle botteghe altromercato
in collaborazione con Ctm altromercato      
e la compagnia teatrale Alma Rosé
 
  
      
>> presentazione spettacolo
>> leggi la lettera che Manuel ha scritto alle botteghe

CALENDARIO SPETTACOLI 2007:


città data teatro organizzazione di riferimento
TORINO 19 gennaio h 21  Cineteatro Baretti
via Baretti 4
Mondo Nuovo
I.so.la. e L'altromercato
tel. 011 4371916
comunicazione@mondo-nuovo.it
PORDENONE 1 febbraio h 21  Deposito Giordani
Via Prasecco 13
 l'Altrametà
tel. 0434/524228
altrameta.pn@tin.it
TRIESTE 10 febbraio
h 20.30
Teatro Stabile Sloveno
Via Petronio 4
Senza Confini e ass. Mosaico
tel. 040 3728230 - tel. 040 3220403
senzaconfini@adriacom.it
associazionemosaico@libero.it
ALESSANDRIA 7 febbraio h 21

8 febbraio mat.
per le scuole
 Teatro Comunale
Sala A. Ferrero
Piazza Garibaldi
(8 febbraio per le scuole)
Equazione
tel. 0131-262631
info.alessandria@equazione.it
FIRENZE 16 febbraio Teatro del Cestello Il Villaggio dei Popoli
tel. 055 2346319
       



LO SPETTACOLO


Gente come uno

Regia ELENA LOLLI
Con MANUEL FERREIRA
Luci ANDREA VIOLATO
Fotografie BRUNA ORLANDI tratte dalla mostra "QUE SE VAJAN TODOS"

Compagnia teatrale Alma Rosè

Un testimone in scena, lo stesso attore, argentino di Buenos Aires. 
Un grido di rabbia.  
Rabbia nel vedere un Paese ricco e abbondante di risorse ritrovarsi oggi privato di tutto.  
Rabbia nel vedere la gente piegata, senza lavoro, senza casa, senza copertura medica. 
Rabbia di vivere nella paura del futuro. Di non sapere più oggi cos’è un popolo una nazione una patria. 
Stiamo parlando di gente di classe media, “gente come uno”, per usare una espressione convenzionale. Classe media generalizzata, si diceva prima in Argentina, tutti classe media. E adesso?
Adesso, chiedersi come si è arrivati fin qui, che cosa  bisognava guardare e invece si è girata la testa dall’altra parte.
Scoprirsi persone che fino a questo momento hanno sempre chiuso gli occhi, che hanno perso ogni rapporto con la politica, che hanno ignorato quei fatti che avrebbero portato alla situazione attuale, persone distratte, abituate a vivere dentro un benessere apparente.  
Ma adesso la festa è finita. Finita l’idea di essere un Paese ricco, un Paese all’avanguardia. Adesso in Argentina si muore di fame.
E’ difficile da credere, ma è lì davanti agli occhi di tutti, anche di quelli che non hanno mai voluto vedere. Il lavoro che non c’è più, le fabbriche che chiudono, i risparmi bloccati, la violenza della repressione. 
Impossibile restare ancora chiusi nelle proprie case. 
La classe media scende per la prima volta in piazza, insieme a tutti gli altri, a battere le pentole. 
E i quartieri smettono di essere solo quartieri e basta, ma diventano i luoghi in cui la gente si riunisce nelle Assemblee di quartiere, dove si prendono decisioni sulle proteste da organizzare e i problemi concreti da affrontare. 
Lo sguardo si apre: gli invisibili diventano visibili, come i cartoneros, i poveri che dalla periferia entrano in città a separare e raccogliere la spazzatura, oppure i piqueteros, i disoccupati della provincia, da sempre tenuti distanti e accusati di creare disordine con il blocco delle strade, e ora invece accolti dai commercianti con pane e mate. 
La gente si mescola, cerca il modo di autorganizzarsi, di autogestirsi, sapendo di potersi salvare solo se uniti, presenti, partecipi tutti di una politica nuova che non è più quella dei politici.
Quale il futuro di questa situazione, non si sa. 
Tante domande, tante paure, una necessità, quella di non distrarsi mai più, quella di non girarsi mai più dall’altra parte. Vigili, presenti, non solo gli argentini ma tutti noi, per evitare che altri luoghi di questo nostro difficile presente possano diventare a “rischio Argentina”.