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mercato globale

creato da SilviaUltima modifica 19/12/2006 14:49

La globalizzazione e le "non regole" che schiacciano i diritti.


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Il caso del cotone è emblematico nel mostrare
le storture, le ingiustizie e gli squilibri
legati all'attuale modello di "sviluppo"


Per approfondire questo tema ti consigliamo di leggere il dossier
COTONE SULLA PELLE
in vendita nelle Botteghe del Mondo al prezzo di 5 euro



Il mercato globale detta le "non regole"


Un filo di cotone: la globalizzazione in persona, nella sua immateriale concretezza, sembra essere incomprensibilmente attorcigliata attorno ad esso. Il cotone è infatti il miglior paradigma per capire come funziona davvero il mercato globale, oltre i miti e le dichiarazioni di principio.

La globalizzazione consiste in tutte regole e politiche che favoriscono il libero agire economico a livello internazionale, rompendo l’insieme di steccati, protettorati, politiche nazionali doganali e vincoli pubblici dai quali proveniamo, favorendo quindi libero accesso al mercato mondiale.

L'accesso all'economia globale appare così possibile per tutti a condizione che se ne conoscano e agiscono i concetti chiave: competitività, innovazione, libera iniziativa, privatizzazione, produttività.

Ma se vogliamo saperne di più sul mondo attuale, e su cosa determina realmente la qualità della vita e le opportunità di sviluppo della maggioranza della popolazione mondiale, è allora necessario parlare di qualcosa di molto più semplice, ma molto più attinente: i prezzi delle materie prime (alimenti, fibre tessili, minerali…) quotidianamente scambiate nel mercato internazionale che vedono nel ruolo di produttori principalmente i paesi del Sud del mondo. Capiremmo, allora, molti di più che cos'è la globalizzazione: cause, effetti, chi ci guadagna, chi ci perde, quali alternative ci sono.

 

Prezzi in caduta

Il prezzo internazionale del cotone si è costantemente abbassato dal 1953 ad oggi, ed in particolare dello 0,2% medio annuo tra il 1960 ed il 1984. Dopo questa data la caduta del valore sul mercato internazionale ha accelerato, diminuendo dello 0,9% del suo prezzo ogni anno, arrivando ad un picco negativo nel 2002.

Dal 1985 gli Stati Uniti hanno iniziato a sovvenzionare i propri produttori di cotone, distorcendo il "libero" mercato con il ricorso ai sussidi. Cosa è un sussidio?

 

La questione dei sussidi

Ad oggi l’ammontare dei sussidi mondiali a sostegno delle produzioni del Nord del pianeta corrisponde a sei volte il totale globale di quanto viene investito in ogni attività di cooperazione internazionale (360 miliardi di euro contro 55). L’Unione Europea spende quasi la metà del suo bilancio totale in sussidi e sostegno (per controllo o abbattimento dei costi o dei prezzi finali) all’agricoltura dei paesi che la compongono.

 

I sussidi producono un fatto molto semplice.

Esempio: un piccolo produttore del Mali con due ettari di terreno ricava annualmente una cifra equivalente a 400 dollari, appena sufficienti a sopravvivere ma non a mandare a scuola i propri figli, i 25.000 agricoltori statunitensi che producono il cotone (gli Usa sono il secondo produttore mondiale dopo la Cina) ricevono per la stessa superficie 500 dollari solo di sussidio statale. Solo per il fatto che lo producono. Quindi possono poi venderlo ad un prezzo molto basso. E le quotazioni mondiali crollano.

 

Questa caduta dei prezzi ha un impatto diretto in alcune delle economie più svantaggiate come in Africa Centrale ed Occidentale – che producono circa il 5,6% del cotone mondiale - dove più di metà della popolazione vive sotto la soglia della povertà.

Alcuni fra i paesi più poveri del mondo – il Mali, il Burkina Faso, il Ciad, il Benin (in questi quattro paesi il cotone contribuisce all’export nazionale per il 34, il 45, il 40 e il 65%) e il Camerun – sono altamente dipendenti dai ricavi della vendita del cotone, che coinvolge nell’area almeno 12 milioni di persone. E nonostante che i loro costi di produzione siano tra i più bassi del mondo, e i notevoli risultati in qualità e produttività conseguenti agli investimenti nel sistema produttivo, questi ed altri paesi africani stanno perdendo tanto quote di mercato che introiti, causa le distorsioni nel mercato create dai sussidi.

 

Il Wto non cambia

Ed ecco quello che si è deciso alla conclusione della conferenza del WTO di Hong Kong (18 dicembre 2005): la “questione cotone” è stata riconosciuta di “primaria importanza”, tale da necessitare assolutamente di essere regolata nel futuro. Futuro rispetto al quale gli Usa si “impegnano a fare tutti gli sforzi necessari... finalizzati alla riduzione dei sussidi...”. Per adesso però l’accordo sottoscritto prevede solo un piccolo inizio: gli Stai Uniti hanno acconsentito alla “totale eliminazione entro il 2006 dei sussidi all’esportazione”. Ma negli USA attualmente solo 250 milioni di dollari su oltre i 4.200 che costituiscono il totale delle sovvenzioni governative ai produttori nazionali di cotone sono riconosciuti come “export subsidies”, essendo tutti gli altri “sussidi interni”. Che quindi permangono. E il problema rimarrà invariato.