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il contesto argentino

creato da SilviaUltima modifica 19/12/2006 14:46
 
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L'Argentina attualmente si può definire
come un vero e proprio laboratorio
di economia solidale in vivo.




Un terreno fertile in cui i produttori
protagonisti della nuova filiera tessile
equa e solidale
collaborano per garantire
trasparenza e tracciabilità
ad ogni suo passaggio,
nel rispetto dei loro diritti e dell'ambiente.



Per approfondire questo tema ti consigliamo di leggere il dossier
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Argentina: le crepe del neoliberismo

L’Argentina, allieva modello del Fondo Monetario Internazionale, è stata duramente colpita nel 2001 da una crisi globale, inevitabile conseguenza delle politiche di apertura economica che si sono tramutate poi in una vera e propria corsa al saccheggio all’inizio degli anni Novanta, il periodo d’oro di Menem.

In parte queste politiche si possono considerare come figlie di scelte economiche partorite dalla giunta militare negli anni Settanta, sotto l’attenta guida del solito Fmi: l’idea dei militari era quella di ricostruire la società e l’economia, garantendo la stabilità sociale e politica con l’azione militare, la morale conservatrice e i dettami del libero mercato.

Sono riusciti in questo modo a disarticolare lo Stato corporativo costruito da Peron, dove il livello delle conquiste sociali ed economiche aveva innalzato notevolmente il benessere di tutta la popolazione. Un’impresa, quella di Menem, resa possibile solo con uno Stato e una società messi in ginocchio da quell’apparato di repressione capillare, che ha prodotto migliaia di desaparecidos.

 
Il ritorno alla democrazia nel 1983 avvenne in un paese desideroso di pacificazione, dove però non si ottenne giustizia a causa della repressione militare. Era cominciata per l’Argentina una sorta di nuova età dell’oro in cui l’economia cresceva e con essa anche le diseguaglianze sociali,sempre a causa delle politiche di liberalizzazione e privatizzazione imposte dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale.

Eppure quello di Menem è considerato un periodo di benessere. Perché?

Le condizioni economiche erano comunque migliori rispetto agli anni Ottanta, caratterizzati dalla crisi del debito e dalle prime politiche di aggiustamento strutturale, che avevano visto peggiorare le condizioni delle classi povere in modo significativo. Inoltre non bisogna dimenticare che l’epoca di Menem era considerata da molti come un momento di opportunità, in cui vigeva l’ideologia del self made man, secondo il modello reso famoso dal mito dell’USA way of life.

Ma la storia ha mostrato le crepe di quel modello, minato in particolare dalla corruzione imperante in tutto l’establishment politico ed economico. A Menem successe De La Rua, la cui scelta economica si basò fondamentalmente sulla decisione di dare priorità assoluta alla stabilità monetaria piuttosto che all’occupazione e agli investimenti. Il problema più grave di questa scelta fu quello di una rivalutazione del peso, che rese più difficili le esportazioni e più economiche le importazioni. La scelta della stabilità monetaria avvenne a forte discapito del sistema produttivo, perché aumentarono gli investimenti finanziari, ma peggiorarono notevolmente gli altri indicatori economici, in particolare quelli legati al livello della produzione di beni e dell’occupazione.

Un sistema che in pochi anni ha portato nel 2001 allo scoppio della crisi economica, con la conseguente fuga di capitali.

 
La crisi economica con il mancato pagamento di una tranche del debito contratto
con le organizzazioni creditizie si è trasformata in sollevazione popolare (19 e 20

dicembre 2001).

Le manifestazioni hanno avuto un forte carattere politico di contestazione della classe dirigente che aveva portato il paese al fallimento. Una parola d’ordine, que se vayan todos (tutti a casa), fu adottata come espressione del diffuso malcontento.

 

La contestazione, soprattutto quella della classe media attraverso i cacerolazos, era indirizzata non solo alla partitocrazia locale, ma a tutti i livelli di quel sistema finanziario (banche nazionali, internazionali, Fmi) che si era arricchito sulle spalle di una popolazione condannata alla miseria più totale.

Il fallimento economico è stato percepito nella sua dimensione politica, come lo scacco del modello di sviluppo neoliberista imposto più che proposto da Washington.

 

 

Anche dalla miseria più nera è possibile una rinascita

L’Argentina nel 2001 era un paese allo sbando.

Emergono però in questo contesto nuovi movimenti sociali, come quello delle reti di scambio non monetario (Trueque), quello dell’occupazione e dell’autogestione delle fabbriche (fabricas recuperadas), quello dei disoccupati (piqueteros) che nelle esperienze più avanzate del movimento hanno cercato di unire l’azione rivendicativa all’avvio di esperimenti di iniziative sociali, educative ed economiche, collaborando insieme a diverse imprese recuperate, per costruire delle vere e proprie economie locali autosostenibili.
L’Argentina del post Argentinazo si può definire enfaticamente come un vero laboratorio di economia solidale in vivo.

 

Come nasce la prima filiera tessile equosolidale

Ctm altromercato ha mostrato un grande interesse per l’Argentina sia per le numerose attività produttive che possono inserirsi nell’ambito del commercio equo, sia per le grandi potenzialità di sviluppo interno, di domanda ed offerta di prodotti del commercio equo.

Già nel 2004 le cooperative Chico Mendes e Mandacarù, socie del consorzio Ctm altromercato, avviano un progetto di cooperazione in Argentina per sostenere attività di formazione in favore delle comunità indigene Wichi e per l’apertura di un negozio a Buenos Aires per la vendita dei prodotti di artigianato di queste comunità.

Il progetto getta le basi per un lavoro più ampio di costruzione di reti di economia solidale all’interno del paese che sarà portato avanti da Harold Picchi, un argentino che nel 2002 scopre e si innamora del commercio equo grazie ad un’esperienza lavorativa di alcuni mesi presso la cooperativa Chico Mendes di Milano.

Grazie all’attività di ricerca e di promozione dei temi del commercio equo, Harold Picchi entra gradualmente in contatto con una serie di realtà produttive dell’economia solidale.

In particolare appaiono particolarmente significativi nel panorama argentino il movimento delle fabbriche recuperate tra cui una fabbrica tessile ed una calzaturiera, un’associazione di piccoli coltivatori indigeni di cotone ed alcuni piccoli laboratori di confezionamento nati per dare risposta alla drammatica disoccupazione del paese.

Nasce così l’idea di una filiera tessile equa e solidale, in grado di garantire in ogni suo passaggio trasparenza, equità e tracciabilità.

 


Un progetto completamente innovativo non solo per l’Argentina, ma per tutto il commercio equo: la realizzazione di una filiera tessile completamente equa e solidale. Il nuovo progetto è stato avviato grazie all’appoggio delle cooperative socie di Ctm altromercato Chico Mendes di Milano e Mandacarù di Trento e con finanziamenti diretti dalla Banca Carialo e dalla Microcredit.


Per conoscere le organizzazioni di produttori argentini coinvolte in questo progetto,
vai alla sezione "i produttori di equocotone".